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Matteo Butticè, che va sempre “A cento all’ora”

TALEONLINEIn quel della “divizza” vive un artista che, viaggiando a 100 all’ora, da Casteltermini è arrivato a Roma, e con la fantasia dei suoi versi ci ha lasciato un successo intramontabile e sempre attuale- visti i continui rincari della benzina-. Armato di chitarra e mandolino e partito dal fronte di battesimi e serenate, il nostro Matteo Butticè, in arte Tonidori, ha sfondato il muro del successo negli anni ’60, ed oggi, coi suoi occhi azzurri come il cielo quand’è sereno, ci racconta con lo stesso stato d’animo di come le sue disavventure di viaggio gli furono d’ispirazione, e di come bastasse scrivere una lettera per potersi proporre, mentre oggi:” bisogna essere giovani ed avere il giusto look, io vedo per esempio quelli che si spogliano!”

Ci narri un po’ la storia di questo suo viaggio a 100 all’ora.

Io ho da sempre scritto canzoni, sono un compositore, ma c’è un aneddoto legato alla nascita di questa canzone, che me ne ha dato l’ispirazione. Una volta avevo un’autovettura che beveva troppa benzina. Mi ci spostavo spesso, soprattutto quando andavo a suonare con la mia orchestrina; all’andata non c’erano mai problemi, ma consumava troppa benzina e così, al ritorno, restavamo a piedi, di notte, e, non essendoci nessuno, eravamo costretti a dormire sul posto.

È così che ho avuto l’ispirazione di dedicare una canzone ad un mezzo di trasporto.

Nel ’61 mi sono recato a Roma per registrare questa canzone all’RCA, insieme ad un’altra: “Patate e Maccheroni”, che piacque molto al direttore artistico, per lo stile ed il ritmo che aveva, così mi disse di farne un’altra. Sono andato in hotel a riflettere e cercare l’ispirazione, ed è così che è nata “Cherie fais moi la pizza”. Ho registrato i pezzi insieme all’orchestra Seconda Jazz Band di Roma, a cinecittà, ma quando è uscito il mio disco “Patate e Maccheroni”, io mi trovavo in Francia, e quindi non ho potuto promuoverlo bene. Al ritorno in Italia, il direttore artistico mi disse che voleva far cantare il pezzo “Andavo a 100 all’ora” ad una giovane di 15 anni che aveva una bella voce, ed io gli dissi:” perché no?”. Quello fu il pezzo di lancio di Gianni Morandi, fu la sua prima canzone.

A proposito di Morandi, ha avuto modo, dopo aver fatto la sua conoscenza, di sentirsi dire cosa ne pensava del pezzo?

Io e Morandi ci siamo poi conosciuti e poi visti delle volte, ed ho dei bei ricordi di quei tempi. Lui era sempre orgoglioso di questa canzone, ogni concerto lo iniziava proprio con questa, spesso ne cantava solo un pezzettino e la gente la riconosceva subito. Tutt’oggi è così, resta una canzone attuale.

Come ha mosso i primi passi verso il suo sogno musicale?

Sin da piccolo andavo sempre dietro le bande musicali, ero troppo appassionato. Ho iniziato imparando a suonare chitarra e mandolino, e poi a lavorare facendo serenate, suonando ai battesimi e ai matrimoni. Avevo una piccola orchestrina, composta da degli amici. Poi sono partito per la Francia, e lì ho continuato a coltivare la mia passione, che è viva tuttora. Quando vengo qui a Casteltermini a trovare i miei amici, facciamo sempre un po’ di musica, perché mi diverto, mi sento vivo.

Come ha trovato il coraggio per proporre le sue canzoni in alto?

Non smettevo mai di scrivere lettere, tentavo sempre ed aspettavo con ansia le risposte, fino a quando nel ’61 ho iniziato ad incidere le mie canzoni. Quando iniziai a registrare a Roma, mi dissero che per la SIAE era necessario un nome d’arte e mi dissero di mandare 2-3 nomi. Io scelsi Toni e Dori, che quelli della SIAE mi consigliarono di unire, così nacque Tonidori, anche se spesso lo scrivevano staccato, ma l’originale è unito.

Com’è cambiato il mondo della musica, dal suo punto di vista, dagli anni ’60 ad oggi?

Oggi con internet sembra tutto più facile, ma io il mondo della musica lo vedo comunque difficile, perché ci vogliono soldi per investire su una canzone, il mondo delle case discografiche è difficile, infatti molti artisti di autoproducono. Forse esagero se uso questa parola, ma forse c’è un po’ di “mafia” nel mondo della musica.

E cosa ne pensa dei vari talent per il lancio dei giovani artisti?

Quei programmi “Io Canto” e “Ti lascio una canzone” offrono una bella scelta di voci giovani, ma solo perché passano dalla tv, quei ragazzi non si possono chiamare talenti. Importante oggi è soprattutto la canzone, si può essere dei bravi cantanti, ma se non si ha la giusta canzone è difficile lanciarsi. Oggi per sfondare bisogna essere giovani ed avere pure il giusto look, io vedo per esempio quelli che si spogliano! Ecco: il mondo della musica di oggi è diverso!

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Pubblicato 24 luglio 2012 | Da Valeria Lo Cicero
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